Cantieri

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Due italiani su dieci sono senza fogne, tre su dieci senza depuratori. Il 40% dei nostri fiumi sono gravemente inquinati, circa nove milioni di italiani, al Sud in particolare, hanno seri problemi di approvvigionamento idrico, e dall’Unione Europea sono in arrivo pesanti sanzioni per inadempienza alle direttive comunitarie per depurazione e fognature.

È l'operazione verità sull’Italia del servizio idrico, a 20 anni dalla legge Galli. Dopo anni in cui le infrastrutture idriche erano fuori dall’agenda di Governo, oggi rientrano tra le priorità per il rilancio e la modernizzazione di qualità del nostro Paese. Un impegno che si è tradotto nella creazione di una Struttura di missione della Presidenza del Consiglio dei Ministri che avrà come obiettivo, oltre alla prevenzione contro il dissesto idrogeologico, proprio lo sviluppo delle infrastrutture idriche. Dobbiamo recuperare velocemente efficienza, rimetterci al passo con standard europei e garantire migliori servizi ai cittadini e alle città e un ambiente più sano e salubre. Dobbiamo evitare o quanto meno ridurre il livello di sanzioni europee e il possibile taglio dei fondi Ue. Bisogna, poi, sbloccare i 480 cantieri già previsti e finanziati per 4,8 miliardi dai piani di ambito per nuove reti, impianti e per gestire le criticità causate da anni in cui l’urbanizzazione dei territori non ha tenuto in debito conto la necessità di realizzare i servizi primari, lasciando così intere aree del Paese prive di fognature e depuratori e di adeguati sistemi di approvvigionamento e distribuzione idrica.

183 cantieri da aprire o da completare solo nel Sud per il collettamento e la depurazione degli scarichi urbani, indispensabili per il disinquinamento di fiumi e laghi, con un finanziamento pubblico di oltre 1,6 miliardi di euro.

Nuovi cantieri che porterebbero occupazione e ossigeno per le imprese in crisi. Rimettendo a posto le nostre infrastrutture idriche (da ricostruire e sostituire) si potrebbero avere benefici ambientali e socio-economici fin da subito. Naturalmente maggiore attenzione deve esser data alla depurazione (sotto infrazione Ue e con il rischio di multe salatissime per l’Italia), alle perdite di rete e alla crisi idrica del Sud. La cifra richiesta per mettere l’Italia al passo con il resto d’Europa è impegnativa: 65 miliardi di euro in 30 anni che dovrebbero proiettare il nostro Paese verso un adeguamento del servizio. Un settore, quello dell’acqua, che se reso attraente agli investimenti potrebbe portare al Paese enormi benefici economici, ambientali e sociali.

Il fabbisogno di investimenti nazionale – documentato dai PEF (piani economico finanziari redatti dagli ATO) – ammonterebbe a oltre 3 mld all’anno, pari a 51 euro per abitante all’anno. Attualmente investiamo nel servizio idrico circa 30 euro ad abitante/anno. Quanto occorrerebbe per allinearci con gli standard europei?
Circa 80 euro ad abitante/anno di investimenti, per raggiungere l’auspicabile quota di 4,8 miliardi di euro di investimenti. (Es. in Danimarca si investono 129 euro/ab/anno; nel Regno Unito 102 euro/Ab/anno; in Francia 88;  ecc…)

La costruzione di nuovi impianti o l’adeguamento di strutture già esistenti possono creare fino a 130 mila posti di lavoro aggiuntivi. In effetti, gli investimenti di protezione ambientale (condotte fognarie e impianti di depurazione) e di prevenzione del rischio idrogeologico (scolmatori, invasi artificiali) rappresentano una formidabile operazione di Green Economy, con valore anticiclico e con impatti positivi sull’occupazione.