Obiettivi

Il settore idrico, ed in particolare la depurazione degli scarichi urbani, in alcune Regioni è ancora in forte arretrato di opere e investimenti.

Il Paese che ha inventato tremila anni fa acquedotti e fognature, tremila anni dopo non può più trovarsi in coda all'Europa nella gestione e nel trattamento delle acque reflue urbane e nell’inquinamento dei corsi d’acqua che mette l’Italia e le sue Regioni a rischio di sanzioni europee per centinaia di milioni l’anno.

Per questo abbiamo riprogrammato, con possibilità di commissariamenti, la Delibera Cipe 60 che all’inizio del 2012 stanziava 1.6 miliardi per 183 opere nelle Regioni del Sud. Ancora oggi, quasi tutte, non sono state né progettate né cantierizzate.
E’ un obbligo non solo politico ma etico disinquinare e avvicinarsi agli standard di efficienza e qualità di molte Regioni italiane.

La depurazione nel servizio idrico integrato

La depurazione è la fase terminale del servizio idrico integrato, preceduta dalla captazione e distribuzione di acqua potabilizzata e dalla successiva raccolta fognaria. Consiste nel trattamento fisico e/o chimico degli scarichi reflui urbani e di taluni reflui industriali, cui segue l’immissione delle acque depurate nei corpi idrici ricettori e lo smaltimento dei fanghi ottenuti nel processo.

La depurazione ha dunque un ruolo fondamentale in termini di protezione ambientale perché consente l’immissione nell’ambiente dei reflui prodotti solo dopo l’avvenuta stabilizzazione. È una misura di salvaguardia per fiumi e mari, per la conservazione della biodiversità, per la tutela della salute pubblica e, infine, per la valorizzazione dei territori.

Obblighi comunitari e nazionali

La normativa di riferimento in materia di trattamento dei reflui è la Direttiva 91/271/CEE – recepita dall’Italia con il D.lgs. 152/2006 (e ss.mm.ii, cosiddetto Codice dell’Ambiente).

La Direttiva prevede che tutti gli agglomerati con carico generato maggiore di 2.000 abitanti equivalenti (a.e.) siano forniti di adeguati sistemi di reti fognarie e trattamento delle acque reflue, secondo precise scadenze temporali, ormai già passate, in funzione del numero degli abitanti equivalenti e dell’area di scarico delle acque (area normale o area sensibile).

 In particolare:

  • entro il 31/12/1998 per il trattamento dei reflui in aree sensibili per agglomerati > 10mila abitanti equivalenti (a.e.);
  • entro il 31/12/2000 per il trattamento dei reflui per agglomerati > 15mila abitanti equivalenti (a.e.)
  • entro il 31/12/2005 per il trattamento dei reflui per agglomerati > di 10mila e < di 15mila a.e.;

Lo stato della depurazione in Italia

Su quest’ultimo segmento del servizio idrico integrato, l’Italia registra un ritardo infrastrutturale grave e persistente, che si configura come una vera e propria emergenza nazionale. Numerosi Comuni italiani sono infatti sprovvisti di adeguate reti fognarie e di impianti per il trattamento dei reflui.

In particolare:

  •        la copertura di fognatura e di depurazione deve ancora essere ampliata rispettivamente al 7% e al 22% della popolazione italiana (Co.N.Vi.R.I. 2011, ISTAT 2009);
  •       il mancato o inadeguato trattamento degli scarichi fognari configura una diffusa e generalizzata situazione di illegalità sul territorio nazionale, con particolare penalizzazione per il Mezzogiorno (D. Lgs. 152/99);