"Acque d'Italia". Conferenza nazionale sulle acque. L'intervento di Erasmo D'Angelis

22/03/2017

 Conferenza nazionale sulle acque. L'intervento di Erasmo D'Angelis“1. Tutte le acque superficiali e sotterranee sono pubbliche e costituiscono una risorsa salvaguardata ed utilizzata secondo criteri di solidarietà.

 2. Qualsiasi uso delle acque è effettuato salvaguardando le aspettative ed i diritti delle generazioni future a fruire di un integro patrimonio ambientale.

 3. Gli usi delle acque sono indirizzati al risparmio e al rinnovo delle risorse per non pregiudicare il patrimonio idrico, la vivibilità dell’ambiente, l’agricoltura, la fauna e la flora acquatiche, i processi geomorfologici e gli equilibri idrologici”.

Potevamo iniziare con le frasi di un poeta o un bel testo di uno scrittore. Abbiamo preferito un testo che fa onore al nostro Parlamento e andrebbe insegnato nelle scuole e nei luoghi di lavoro, troppo poco conosciuto ma a volte disinteresse, disinformazione, demagogia coprono anche le cose migliori: l'articolo 1 della Legge n. 36, la legge Galli del 1994. Una delle normative più avanzate che ci rende orgogliosi di vivere in un grande Paese che considera l'accesso all'acqua un diritto fondamentale, inalienabile, individuale e collettivo. L'acqua non una materia prima in tariffa come gas o elettricità perché non è una merce. Non è un bene privatizzabile. Con un ciclo controllato dalle nostre istituzioni e ormai regolato dall'Autorità nazionale pubblica e indipendente. E’ una legge ancora non applicata dopo 23 anni in una parte della penisola per mancati affidamenti del servizio idrico integrato (Sicilia, Calabria, Molise, Campania, Valle d’Aosta e altri Ato in altre regioni) e non a caso alcune di esse al Sud sono le più in arretrato sulla qualità dei servizi alle comunità.

Benvenuti. Grazie a chi ha collaborato. Presenze importanti e autorevoli, presidente del consiglio e ministri enti scientifici testimonia il valore della giornata e la priorità del Governo nel rafforzamento della nostra cultura ambientale e del rispetto per le risorse naturali e per la più vitale di tutte come l’acqua.

Proprio nel giorno in cui il mondo celebra la Giornata mondiale dell'acqua, va evitata ogni retorica. Perché mai come oggi, a livello globale, niente riesce a rappresentare meglio del ciclo dell’acqua le grandi emergenze del nostro tempo aggravate dagli effetti del cambiamento climatico: la siccità che provoca carestie e malattie, le alluvioni che distruggono interi territori, gli estremi ormai ordinari che creano povertà, crisi, migrazioni che impattano anche sul nostro Paese.

Dati Onu sono terribili, ma lo sono da sempre: circa 1 miliardo di persone al mondo non hanno accesso all'acqua potabile, più del doppio 2.4 miliardi soffrono l’assenza di strutture igienico-sanitarie adeguate, 1 bambino su 5 muore per sete o malattie legate all’acqua, 4.500 al giorno, più che per guerre o incidenti stradali, quasi il 40% della popolazione mondiale convive con problemi di scarsa disponibilità d’acqua che sono causa di oltre 50 conflitti nel mondo (37 armati) e magari di future guerre per il controllo delle riserve idriche nei punti più caldi della terra.

Questa è una Conferenza aperta, l'inizio di un percorso di condivisione della conoscenza e di raccolta e gestione coordinata e integrata dei dati di base. Proseguirà con Focus specifici con i Ministeri (dal fabbisogno di infrastrutture alle pratiche migliori al ruolo dei nuovi Distretti idrografici) allargando anche il gruppo di esperti tecnici e statistici che ringrazio e che è un piccolo modello di collaborazione tra enti e istituzioni della PA e soggetti titolari di competenze: Ministeri, Istat, Ispra, Cnr, Regioni, Comuni, Autorità idrica, Enti d’ambito, Consorzi bonifica, Utilitalia. 

Avevamo bisogno di aggiornare il quadro generale dei dati dopo 46 anni. Tanto è trascorso dalla prima Conferenza con una durata oggi impensabile: 2 anni e mezzo, dal 16 dicembre del 1968 al 31 luglio del 1971, organizzata dal Senato. Fu un lavoro lungo, scientificamente qualificato e importante che consegnò al Paese statistiche su tutti gli aspetti relativi all’idrologia (piogge, evaporazione, deflussi superficiali e sotterranei), gli utilizzi, la tutela del nostro grande patrimonio idrico e idrologico. E' stata la base conoscitiva usata fino ad oggi con studi successivi sugli utilizzi: 1989 Ministero Agricoltura, 1993-99 Istituto di Ricerca sulle Acque (IRSA) del CNR, vari aggiornamenti Istat sull'uso civile, 2005 studi sullo stato dei servizi idrici del Comitato di Vigilanza sulle Risorse Idriche. Una base di conoscenze su tutti gli aspetti relativi all’idrologia (piogge, evaporazione, deflussi superficiali e sotterranei, utilizzi, alla tutela serve per recuperare velocemente sui ritardi, metterela parte dell’Italia che non lo è al passo con standard europei, garantire cittadini e imprese agricole e industriali.

I dati sono molto interessanti e anche sorprendenti. Sappiamo che l'acqua non è una massa statica ma è un ciclo permanente, è una risorsa rinnovabile con le piogge. In termini di precipitazioni e portate troveremo fra poco la prima novità: abbiamo una decisa abbondanza di acqua (302 miliardi di metri cubi l'anno di pioggia, circa 2.800 metri cubi/abitante, dotazione superiore a Gran Bretagna o Germania). Nel periodo 2001-2015 si è registrato aumento della quantità di risorse idriche rispetto ai 30 anni precedenti 1971-2000.

Siamo ricchi di acqua. Abbiamo in custodia il più importante patrimonio naturale europeo composto da 1.242 corsi d’acqua (11 di lunghezza oltre i 200 km, 58 oltre i 100 km, 135 che sfociano in mare con bacino idrografico oltre i 200 km quadrati che coprono l’83% della superficie nazionale), 14 laghi naturali con superficie maggiore di 10 km quadrati, 183 laghi artificiali, 4000 piccoli specchi d’acqua alpini, 1.053 corpi idrici sotterranei, un centinaio di foci fluviali, 381 grandi dighe (oltre 15 metri altezza con volume invasi maggiore al 1 mln metri cubi)  e altre 30 fuori esercizio, 28 in invaso limitato, 84 in collaudo, 11 in costruzione e piccole dighe regionali.

L'Italia potrebbe essere tranquillamente definita come una penisola blu anche se non mancano i problemi e l'acqua presenta una distribuzione sia stagionale sia territoriale piuttosto eterogenea, con situazioni di criticità e scarsità ricorrenti in alcune aree. La risorsa è concentrata in gran parte nel centro-nord e nei bacini del Po, Adige, Brenta, Tagliamento, Isonzo, reticoli minori della zona alpina, Arno e Tevere, nel sistema idrico Abruzzo-Molise. Grazie a invasi e trasferimenti a lunga distanza viene ridistribuita con un meccanismo solidale che vede ad esempio la Puglia, tra le più povere d'acqua, utilizzare gli ingenti flussi da Basilicata e Campania.

I prelievi e gli utilizzi sono in parte modificati, e oggi sono destinati per il 46,7% (16 miliardi di metri cubi) all’irriguo, per il 27,8% (9,5 mld mcubi) a usi civili, per il 17,8% (6,1) a usi industriali e per il 4,7% (1,6) all’energetico, per il restante 2,9% (1) alla zootecnia. Meno prelievi del passato recente. Oggi preleviamo 43 mld di metri cubi, appena l’11,3% del totale (nel 1971 era il 13,2, 41,6 miliardi ma distribuiti diversamente: 61% per irriguo-zootecnia-industria alimentare, 17% civile, 21 industria, 0,3 navigazione fluviale).

Abbiamo il tema delle perdite, eccessive rispetto alla media Ue: al 38,2% per il civile che immette giornalmente nelle reti comunali di distribuzione 385 litri per abitante con un consumo pro capite giornaliero elevato di 245 litri a testa. Perdite in aumento di 3% per rete colabrodo verso Sud (e su 350mila km di tubazioni in Italia almeno 170mila km sono da rottamare o riparare e rigenerare e 50mila km da posare) Abbiamo dati ancora frammentari sul ciclo industriale dove possibile riuso acqua piovana o di depurazione per raffreddare impianti e non con acqua di falda. E’ tema di governo soprattutto regionale e locale tra i più rilevanti.

Abbiamo il tema del rischio clima (Navarra) che già impatta su alcune aree della penisola, a problemi che tenderanno a diventare molto più acuti in mancanza di interventi infrastrutturali di adattamento e difesa:

-salinizzazione con l’effetto cuneo salino che colpisce gli acquiferi costieri con la penetrazione di acqua marina nelle falde

-scarsità in zone del Mezzogiorno ma dovuta anche ad una storica carenza infrastrutturale e scarsa flessibilità dell’approvvigionamento idrico. L’acqua si “cattura” in invasi per immagazzinando acque meteoriche, si “produce” risorsa con la dissalazione, si risparmia estendendo le tecniche oggi utilizzate in agricoltura e tappando falle nella rete idrica civile, con il recupero e il riuso di acque piovane e di acque depurate nel settore industriale.

 -aree in inaridimento e desertificazione già in atto su 16.500 km di terre con riduzione della produttività agricola e perdita di biodiversità e l'aumento dei fattori di disturbo biotici (attacchi batterici, parassitari) in aree sud e isole.

 Abbiamo il tema del cambiamento delle piogge con forti precipitazioni e alluvioni concentrate in aree territoriali e in tempi sempre più brevi. E’ l'altra faccia della medaglia degli effetti del cambiamento climatico. Il cielo può scaricare su un'area ristretta una quantità di pioggia a carattere "esplosivo" che poteva cadere in mesi o in un anno. E nell'11% del territorio nazionale a rischio alluvioni vivono almeno 7 milioni di italiani. L’accelerazione del dissesto atmosferico ha accelerato la sequenza di eventi con danni amplificati da scarse difese. Per questo abbiamo iniziato a voltare pagina e oggi con Italiasicura abbiamo un Piano nazionale di opere e interventi in corso e il relativo Piano finanziario. 

 Un quadro di rischi meteo-climatici che impattano sulle acque (dato Luca Mercalli: dagli anni ’80 i ghiacciai alpini sono in regresso per caldo record, nel 2007 il 99% dei ghiacciai monitorati era in ritiro, sceso nel 2014 all’88%. Dei circa 250 km3 di ghiaccio presenti sulle Alpi al culmine della Piccola Età Glaciale (Anni 1820-1850) ne restavano solo 80 km3 nel 2011. Il ghiaccio perso sull’arco alpino dagli anni ’80 corrisponde, in termini di volume d’acqua, a circa 4 volte la capacità del Lago Maggiore) che l’Agenzia Ue Ambiente ha stimato in 400 miliardi di danni accumulati dagli anni Ottanta ad oggi. Vale la regola: investire meglio oggi in aree a rischio clima per non decuplicare i costi domani, aumentando le capacità del sistema-paese di adattamento.

Ecco perché è necessaria una strategia integrata, coordinata, con politiche nuove. Abbandonando almeno tre tipologie di approccio.

 La prima ha visto cavalcare il tema dell'acqua come metafora, mitologia, filosofia, simbolo – cose importanti - ma scivolando sulle condizioni del bene comune e su cosa fare per non scaricare i problemi sulle spalle delle future generazioni. L’acqua non è solo questione ambientale. Richiama fortemente il tema delle opere che le sono funzionali, è dipendente dalle infrastrutture. La natura e il buon Dio ce l'hanno donata, ma a  queste ci dobbiamo pensare noi. 

-La seconda è lo schema delle curve sud, ognuna delle quali sventola la sua icona ideologica (privatizzazione o ripubblicizzazione o altro), conducendoci verso una unica destinazione: il mantenimento dello status quo, a chiudere gli occhi su ritardi e carenze strutturali, a immaginare nemici là dove non ci sono. 

-La terza è quella che ci ha fatto perdere – per diversi motivi – la spinta della Legge Galli, e non aver permesso nei 23 anni di applicazione (al Sud) di accelerare investimenti per non incorrere in infrazioni Ue. Con la Galli del 1994 tutta l'Italia aveva l’obbligo di recuperare i deficit strutturali. Nel centro-nord è andata così, ma una parte del Paese ha bisogno di chiudere il cerchio dalla potabilizzazione alla depurazione.

Quest’anno, al centro della Giornata mondiale ci sono i problemi legati alla depurazione, allo smaltimento delle acque reflue. Proprio noi, il Paese che ha inventato tremila anni fa, con i nostri antenati etruschi e poi romani, acquedotti e fognature. Tremila anni dopo siamo purtroppo in coda in Europa per la gestione delle acque reflue (931 agglomerati urbani in infrazione) e l’inquinamento dei corsi d'acqua.

Ci siamo accorti di quanto è stretto il legame tra depuratori e riduzione del rischio alluvioni. Acque inquinate impediscono opere contro il dissesto. Lo verifichiamo ogni giorno nel nostro lavoro di apertura dei cantieri della prevenzione quando incontriamo proteste di chi si oppone, ad esempio, alla realizzazione delle casse espansione. Il motivo principale del no alle opere di sicurezza? L'elevato inquinamento delle acque (Seveso o Sarno) per l'assenza di impianti di depurazione, di reti fognarie e collettori. Lo abbiamo risolto sul Seveso – grazie alla collaborazione con la Regione e i Comuni - con il doppio cantiere: sistemi di depurazione oggi conclusi e quello della sicurezza idraulica appena iniziato.

Il Governo sta affrontando seriamente il tema dei ritardi e delle infrazioni. Le risorse ci sono ed è in atto un forte scatto al Sud per investire tutti i fondi a disposizione. I Ministeri dell’Ambiente e del Sud lavorano molto su questo con risultati importanti e la decisione di affidare ad un Commissario l’accelerazione delle opere infrastrutturali per la depurazione può riuscire a sbloccare un ritardo storico non più giustificabile che produce degrado della risorsa con inquinamenti da record e disservizi vergognosi.