#unnuovoclima 22/6 a Roma gli “Stati generali sui cambiamenti climatici e la difesa del territorio”

Al lavoro contro frane e alluvioni
10/06/2015

“Verso Parigi 2015. GLI STATI GENERALI SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI E LA DIFESA DEL TERRITORIO IN ITALIA”

Roma, 22 Giugno 2015. Sala “Nuova Aula dei gruppi parlamentari” Via Campo Marzio, 78

 

Background

Il cambiamento climatico dovuto alla crescita delle emissioni di gas ad effetto serra è al centro di un intenso dibattito sia a livello europeo che internazionale. Ormai parte costitutiva dell’agenda politica dell’Unione Europea, l’obiettivo di evitare che la temperatura globale superi i 2°C rispetto ai livelli pre-industriali ha guidato l’azione politica degli Stati Membri negli ultimi 20 anni. A livello internazionale, lo scopo delle negoziazioni avviate anni fa è di giungere ad un accordo globale vincolante per la lotta contro i cambiamenti climatici entro la fine dell’anno, a Parigi, in occasione della 21ª Conferenza delle Parti (COP) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC). I recenti dati dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC ) sull’aumento delle emissioni e la maggiore intensità e frequenza dei fenomeni atmosferici estremi confermano il ruolo di primo piano della lotta ai cambiamenti climatici nel quadro delle politiche sulla sostenibilità, dell’adozione di politiche di adattamento e di riduzione del rischio, incluso il dissesto idrogeologico. E’ di poche settimane fa il dato diffuso dalla Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) che mostra come nel 2014 a fronte di uno stallo delle emissioni nel settore energetico si è verificato un aumento di PIL a livello globale. In Europa le emissioni sono diminuite del 19% tra il 1990 e il 2013, mentre nello stesso periodo il PIL è cresciuto del 45% (CE, 2015 ). Uno sviluppo positivo che dimostra che la riduzione delle emisisoni non sia contraria alla crescita economica, ma addirittura potrebbe stimolarla. Il nuovo pacchetto clima energia prevede che paesi memberi dell'Unione Europea (UE) n riducano entro il 2030 le proprie emissioni di gas serra del 40% rispetto ai livelli del 1990.

Va ricordato che secondo le stime IEA ogni anno di ritardo nell’attuare politiche di riduzione delle emissioni coerenti con un aumento della temperatura di 2 °C costituisce un costo aggiuntivo di 500 miliardi di dollari rispetto al costo incrementale complessivo degli investimenti necessari per il periodo compreso tra il 2010 e il 2030 . Allo stesso tempo l’UE riconosce la necessità di prepararsi ad aumenti della temperatura e ad altri cambiamenti climatici ormai inevitabili. Secondo la Commissione Europea (CE, 2013 ), il costo minimo di un mancato adattamento ai cambiamenti climatici a livello europeo andrebbe dai 100 miliardi di euro all’anno nel 2020 ai 250 nel 2050. La “non-azione” di fronte al cambiamento climatico ha un costo molto alto dal punto di vista ambientale (danni agli ecosistemi), economico (danni alle infrastrutture ed ai processi produttivi) e sociale (aumento del tasso di emigrazione e mortalità dovuto agli effetti dei cambiamenti climatici). Ed è poi crescente nel tempo, poiché in assenza di segnali di chiare scelte politiche i flussi finanziari vengono indirizzati verso investimenti meno innovativi, e di conseguenza verso opportunità meno remunerative. Inoltre, tanto più tardivi saranno gli interventi di adattamento, tanto maggiori saranno i danni causati dai cambiamenti climatici e tanto più onerosi gli interventi finanziari necessari per porvi rimedio. La strategia presentata dall’Unione Europea nel 2013 afferma che, investendo 1 euro oggi per la protezione delle inondazioni, se ne risparmieranno 6 nel futuro (EC, 2013). L’attuazione delle politiche di mitigazione ed adattamento ai mutamenti del clima costituisce un’opportunità per sviluppare nuovi posti di lavoro, in particolare quelli noti come Green Job. Si fa presente che per dare seguito alla Strategia Europea di Adattamento ai cambiamenti climatici, l’ottobre scorso la “Conferenza Unificata” ha dato parere favorevole alla Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici. Il tema del cambiamento climatico è al centro del dibattito internazionale. E’ di pochi mesi fa l’accordo bilaterale tra Cina e Usa per la riduzione delle emissioni: un traguardo che lo stesso Barack Obama ha definito storico, essendo la prima volta che i due Paesi si impegnano a ridurre le proprie emissioni. Ma lo sforzo contro il global warming è sempre più ampio, con il Messico primo paese “in via di sviluppo” a consegnare il proprio INDC (il contributo nazionale in vista della COP di Parigi). L’urgenza di arrivare alla definizione di un accordo globale in vista della Conferenza sul clima che si terrà a Parigi a dicembre 2015 ha impegnato anche i 190 Paesi che si sono riuniti al Vertice di Lima lo scorso dicembre e hanno gettato le basi per il futuro Accordo sul clima. La prospettiva, e al tempo stesso la sfida, è che si prenda atto che se il clima è cambiato, allora dobbiamo cambiare anche noi.

E' nel contesto sempre più intenso di dibattito internazionale su questi temi che il Governo Italiano promuoverà il 22 giugno gli Stati Generali dei Cambiamenti Climatici. Un’iniziativa inedita nella storia Repubblicana, con due obiettivi di fondo: permettere alla politica di ascoltare le opinioni e le istanze del mondo economico e associativo intorno al tema dei cambiamenti climatici; presentare le iniziative già adottate dal Governo Italiano per contribuire all’adattamento e alla mitigazione dei cambiamenti climatici insieme all’impegno internazionale in vista della Conferenza delle Nazioni Unite che si terrà a Parigi nel mese di novembre 2015.

 

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